Quando si parla di oro, molto spesso i luoghi comuni o le classiche frasi che accompagnano la storia e la preziosa evoluzione di questo ‘prezioso’ rappresentano una sorta di bussola o di termometro di quella che di fatto è la realtà che ci circonda, che noi stessi costruiamo, e che magari immaginiamo. Ad esempio quando si parla di ‘ragazzo d’oro’ molto spesso di fa riferimento a una cosa vera come quella di una persona che si sa comportare bene e che per appunto, essendo l’oro un paramento che quantifica nel nostro immaginario collettivo il valore effettivo di una cosa, in questo caso vale come metafora anche per la persona. Ma se invece andiamo su un altro ambito, quello che fa riferimento all’oro e alla possibilità di una falsificazione dello stesso, niente è più utile del vecchio e antico ma veritiero assioma che racconta come in effetti non tutto quello che luccica è davvero oro. In particolar modo, questo avviene sopra ogni altra cosa nel campo delle famose truffe che fanno capo a operazioni legate ad un oro che non è oro in realtà, a truffe di negozi falsi che vengono oro, falso appunto, e a operazioni truffaldine simili. Ecco un esempio.

Un vero affare: in un negozio d’oro, un oggetto d’oro falso viene esposto in un negozio d’oro vero. Al posto dei clienti, sono i venditori, non i clienti, che di solito si fanno carico dell’onere delle contraffazioni d’oro. Un giovane thailandese entra in un negozio che vende oro falso nel distretto di Muang indossando una lunga cravatta rossa con una spilla d’oro attaccata su ciascuno. Quando gli viene consegnato il primo pacco, il negoziante lo riconosce immediatamente e chiede: “Cos’è questo?

Gli spiegò che si trattava della mano di un amico morto da poco nell’esercito. Il giovane gli presentò un pezzo d’oro falso con una spilla stile “vecchio” attaccata. Il negoziante gettò subito via il pezzo d’oro e urlò al giovane di “pensarci due volte prima di ordinare”. Mentre si allontanava, il giovane si tolse l’orologio d’oro e si mise quello falso. Il negoziante poi si voltò e disse: “Non lo voglio più, e non voglio niente da quest’uomo”.

Mentre il giovane pensava all’esperienza, si è accorto che il negoziante aveva tirato fuori il portafoglio e ha contato i soldi che c’erano dentro, contando da dieci a ventuno. Ha anche notato che tutte le ricevute erano della stessa dimensione. Il giovane ha poi deciso di lasciare il negozio, ma una volta arrivato all’uscita si è fermato e si è reso conto che quello vero non aveva una banconota da dieci dollari attaccata.

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